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Frozen

PChi è che ha fatto incazzare Elsa? Le avete sciolto il palazzo di ghiaccio? Le avete gambizzato il terribile pupazzone di neve? Il fidanzato l’ha cornificata con la Regina delle Nevi? No perché sennò non si spiega…
Si secca dal freddo: espressione usata erroneamente per indicare la probabile morte da ipotermia.
Dico erroneamente, perché io quando fa così freddo, secco davvero.

Mi si secca la pelle: dopo la doccia devo fare un bagno di crema idratante, perché mi sembra di avere addosso una tuta di neoprene di due taglie più piccole.
Il mio inverno, mi costa di più di crema idratante che di acqua calda.

Mi seccano le mani: mi scivola tutto, non riesco ad afferrare niente, mi cade tutto dalle mani, e se le ungo con olio di mandorle è ancora peggio.
Il mio inverno mi costa più di bicchieri rotti che di riscaldamento.

Mi seccano le labbra, tanto che certe mattine mi sento il Jocker, e vado in crisi di astinenza peggio di un tossico in rota se non riesco a trovare il labello in dieci secondi netti. Ma poi è inutile, perché mi seccano anche le fauci, e bevo litri e litri d’acqua e ogni volta che bevo il labello va via e le labbra si seccando di più.
Il mio inverno mi costa più di labello che di gasolio per la caldaia.

E mi secca la pelle del viso, che tira tanto da farmi sentire una brutta copia di Claudio Baglioni.

Persino la voce mi si secca: la settimana scorsa ero completamente afona, e tant’è volevo urlare lo stesso, ma non ci riuscivo e compensavo gesticolando, che con mio figlio non era molto efficace. Ho ottenuto buoni risultati sibilando, come una brutta copia di Sir Bis, ma con la tracheite, cattiva come Piton e minacciosa come Il Padrino.

Odio l’inverno, chi mi conosce lo sa, odio dover abbandonare il piumone caldo al mattino, e odio ancor più imporre questa tortura a mio figlio, che a sua volta mi odia non sapendo su chi altri sfogare la sua frustrazione se non su di me, odio il pavimento gelato sotto i piedi, il dolore lancinante alle dita della mani, il vento che taglia la faccia, le chiappe costantemente gelate, i piedi costantemente ghiacciati.

E poi ho sonno, sonno, sonno, sogno il letargo, vorrei essere una mamma orsa per strafogarmi di pandoro e cioccolato, prima di Natale, rispondere col gesto dell’ombrello a tutti i “cosa fai a Capodanno”, acciambellarmi sotto il piumone e svegliarmi a fine marzo, magra, figa e riposata, senza aver fatto un cazzo.

Pensate se madre natura ci avesse fatti così: probabilmente in questa società frenetica la cocaina sarebbe distribuita gratis, pur di non lasciarci improduttivi per cinque mesi.

Ho scoperto che su Nettuno l’estate dura 42 anni, e si alterna a 42 anni di inverno. Sto pensando di trasferirmi al momento giusto, prima di sentire il coro di lamenti: fa un caldo che si soffoca.

E invece no! Si soffoca dal freddo, sotto sciarpe, berretti e sciarponi, schiacciati dai quindici strati di pile, goretex, lana, caldo cotone e nylon sotto il quale sono costretta a seppellirmi ogni mattina che fa il Signore, manco dovessi affrontare l’Annapurna.

Burian, nun te temo. Ma aspetto il cadavere degli amanti del freddo sulla riva del mare, magari bevendo un buon mojito in compagnia di Lucifero!

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