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Guerriere

Siamo le guerriere del posto a sedere, pance svettanti al 7 mese di gravidanza, che si fanno largo nella calca del metrò e si piazzano di fronte al volto brufoloso di un 15enne col cappellino appena calato sulla sommità della testa e le cuffiette dell’I-pod nelle orecchie. Ehi giovane, non te l’ha insegnato la mamma che il posto a sedere si cede alle donne incinte??!

Tu fiera, e lui che si alza svogliato, biascicando chewingum alla menta come se non fosse affar suo.guerrieri

Siamo le erinni del DIRITTO al posto a sedere, guadagnato col sudore ogni mattina, sgomitando con la vecchietta zoppicante che non appena si aprono le porte sfodera uno scatto degno di Bolt, usando il bastone che finge di portarsi appresso per camminare a mo’ di lama rotante, per falciare gli altri passeggeri meglio di Ufo Robot.

Siamo le creative della notte, ninne-nanne estemporanee, inventate alle 3 del mattino per riaddormentare un fagotto grosso come un arrosto di maiale che urla come un forsennato. (il nostro must era “il bambino rotondo” che suonava più o meno così: questo qui è il mio bambino rotondo, con la faccia tutta rotonda. E il nasino non è rotondo ma gli occhietti sono rotondi… e via così a sfinimento. Mio, ovviamente. Che lui era abituato all’uomo nero che lo suonava come un tamburo – in senso letterale –  e lo faceva addormentare in 5 minuti, dannati ritmi africani).

Siamo le combattenti delle notti in bianco; del correttore a cazzuolate per coprire le occhiaie e del trucco improvvisato (un occhio sì e l’altro a metà, di corsa in bagno, mentre il nano prende la porta a testate, o di sbieco nello specchietto retrovisore, in coda mentre andiamo al lavoro).

Siamo le velociste della doccia, 47 secondi netti cronometrati, il tempo massimo in cui il nano resta ipnotizzato davanti a Peppa Pig, prima di meditare nuovi metodi per spatasciarsi al suolo o per soffocarsi sotto una casetta di cuscini.

Siamo le artiste della cena dell’ultimo minuto, inventata quando il frigo fa l’eco e rischi di cascarci dentro quando lo apri.

Siamo le podiste dei saldi, che quel giacchino al 70% me lo devo accaparrare ad ogni costo, e deve fare ALMENO due stagioni. Sto parlando di un piumino high-tec per il nano, non del Montclair per me, cos’avete capito? Che io l’ultimo acquisto che ho fatto per me è stata la pancera per fare rientrare la ciambella post-partum.

Siamo le culturiste da bebé, che io due bicipiti così, a forza di far sollevamento pesi da 15 Kg peso vivo, non ce li ho mai avuti in vita mia.

Siamo le equilibriste del tempo di qualità, perché a noi non sarebbero sufficienti 48 ore in un giorno, ma ce ne facciamo bastare 24, per essere madri, mogli, amiche, colleghe, sottoposte, autiste, cuoche, badanti, colf, amanti, infermiere e editor di Facebook!

Siamo le slalomiste da passeggino, che ormai conosco a memoria tutte le buche e tutte le scalinate impervie del mio quartiere, nonché i santi del calendario, che tiro giù con certosina precisione ogni volta che devo salire e scendere da un autobus o, peggio ancora, da un treno. (quest’ultimo argomento meriterebbe un post a parte, che qui gli autisti ti chiudono le porte in faccia se il bambino dorme e tu non puoi piegare il passeggino, per non parlare delle stronz vecchiette che inveiscono “che ai miei tempi io salivo con due bambini, uno nella pancia e la carrozzina – Come no, Si-gno-ra, peccato che ai suoi tempi si circolasse ancora in carrozza, e all’avvento del Tramvai, se ci si ritrovava in 5 sullo stesso mezzo, autista compreso, si organizzava un party! – quando a Berlino su ogni autobus o tram campeggiano due enormi adesivi, uno per le carrozzine dei disabili, l’altro per le carrozzelle dei bambini, a dire “qui siete i benvenuti”. Aperta e chiusa parentesi).

Siamo le alchimiste della pappa, alla ricerca costante del giusto equilibrio tra proteine, grassi e carboidrati, del perfetto abbinamento di gusto e accostamento di colori, a rischio perenne di perdita della vista per cercare le spine, i nervetti, i pezzetti, abili come i ricercatori del CERN a ridurre in nanoparticelle fettine di pollo e vitella, a sminuzzare, tagliare, frullare, atomizzare e micro filtrare purché il nano o nana soddisfino il vero e unico e immenso cruccio di ogni madre italica: MANGIARE.

Siamo le professoresse della fiaba, che io era dai tempi de “La donzelletta vien dalla campagna” che non imparavo un testo a memoria. Ma quando tuo figlio ti costringe a leggere ogni giorno, 5 volte al giorno “Il bruco mai sazio”, impararla a memoria diventa necessità. Perché LUI, Attila, ovviamente la sa a memoria, gli è bastata sentirla 3 volte per ricordarsi anche la punteggiatura, e se per caso sbagli una sola sillaba scoppia la tragedia e addio nanna alle 21.

Siamo le pediatre dei weekend e di ogni festività che manda in terra il Signore, perché non ditemi che i vostri figli si ammalano di mercoledì, o il giorno dopo Pasquetta. No, i nani, lo sappiamo bene, hanno il timer: venerdì mattina, ti chiama l’asilo: Pupi ha due lineette di febbre… e i già citati Santi in paradiso si aggrappano al loro scranno perché sanno che stanno per essere chiamati in causa. Le due lineette si trasformano alle 17 in un febbrone a 40, lasciandoti a stento il tempo di fare un chiamata al pediatra che con fare laconico afferma: sarà la gola, se non passa me lo porti lunedì che cominciamo l’antibiotico, buon weekend. Chiuse le comunicazioni. E tu, che ormai lo sai, l’antibiotico lo cominci subito, insieme a dosi massicce di tachipirina (con buona pace delle mamme olistiche), per avere un pupo perfettamente in forma e saltellante per lunedì mattina, quando tu tornerai al lavoro sfinita da due notti in bianco, due pomeriggi a rincoglionirti di cartoni animati (per cui vale la stessa ossessione maniacale dei libri: ora siamo in fissa con Cars, e c’è solo Cars, nient’alt che Cars, per ogni aeresol e tra un aerosol e l’altro e tra una costruzione LEGO CARS e l’altra) e due sere dove persino Ballando con le Stelle ti pare un programma di un certo livello culturale.

In sintesi, Sig. ENEL, vuole venirlo a insegnare a noi chi sono i guerrieri?

Glielo dice lei, ai suoi pubblicitari, senz’altro pagati profumatamente, che non si sono inventati proprio, ma proprio nulla?

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