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Vince chi molla

Restiamo spesso aggrappati al nostro passato in maniera insensata, un porto sicuro in cui rimaniamo incagliati, terrorizzati dai nuovi orizzonti che si prospettano una volta mollate le zavorre e spiegate le vele.

Ci ancoriamo al dolore come naufraghi ad un relitto dopo il naufragio del nostro essere, in balia di tempeste emotive che crediamo capaci di placare opponendo tutta la nostra cocciuta resistenza.

Ci crogioliamo nell’abbraccio familiare della sofferenza, come in quello di un amico di vecchia data, e non ci rendiamo conto invece che si tratta di una stretta mortale, che ci leva ossigeno, prospettiva, vita.

Più del lutto che crediamo elaborare, é il dolore che non siamo capaci di lasciare andare, increduli e sfiduciati del nostro potenziale.

Ci aggrappiamo a situazioni che non possiamo cambiare, a persone che non possiamo più amare, a momenti che non torneranno più. Ci illudiamo di cambiare, evolvere, maturare quando invece continuiamo a biascicare la stessa biada, a macinare sotto le scarpe la stessa sabbia della palude che ci ha inghiottito e che speriamo, non sappiamo come, che prima o poi ci sputi fuori, come il nocciolo di una ciliegia.

Ci accucciamo nell’ovatta in cui sono avvolti i nostri sensi storditi, troppo timorosi per germogliare ancora, come facevano i semi di pisello degli esperimenti alla scuola elementare. Solo quelli esposti al sole nascevano, si riproducevano e crescevano rigogliosi e verdi ; gli altri erano destinati ad avizzire, pallidi e soli.

Usiamo tutte le nostre energie per trattenere a forza qualcosa che ormai non ci appartiene più, fagocitati dalla speranza di poter ancora scrivere un nuovo finale.

Ma sono i nuovi inizi la vera svolta.

Accettare il cambiamento, che porta all’evoluzione; aprire la porta, respirare aria nuova, fare corrente, lasciare andare alle correnti quelle zavorre inutili che fanno la nostra storia ma non scrivono il nostro futuro.

Creare nuovi spazi vuoti da cui sporgersi ed inebriarsi della vertigine di un nuovo volo da spiccare, prima di ancora di renderli disponibili a colmarli.

Lasciare andare quel che eravamo per far esplodere il potenziale di ciò che siamo.
Lasciare andare ciò che credevamo di possedere, per ricevere ciò di cui realmente abbiamo bisogno.

Nel gioco di equilibri e resistenze, vince chi molla.

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