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L’anno che vArrà


Gennaio sta all’inverno come agosto sta all’estate.

Agosto è denso e appiccicoso, si aspetta che passi, prima di tuffarsi in un nuovo anno scolastico e lavorativo. Gennaio è secco, ti immobilizza nel ghiaccio e nel vento, ti avvolge di neve a suggerire che in questo mese si deve solo aspettare, come semi o gemme pronte a sbocciare.

Un mese fatto di giornate tutte uguali, cortissime nella luce eppure infinite nella loro monotonia e nel loro grigiore.

Un mese carico di aspettative e buoni propositi, che però stentano a decollare e a farsi concreti.

E’ il mese dei farò delle partenze, delle pulizie, dei pronostici, dei nuovi inizi, dell’attesa.

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E’ il primo di dodici, lunghissimi mesi, su cui puntiamo tutto, il nostro cavallo vincente per intuire il valore dell’anno che verrà.

L’anno che vArrà.

Tutte le cose da fare vengono rimandate forse a domani, aspettando che passi il freddo, si sciolga la neve, le giornate si allunghino, le membra e la testa escano dal torpore che ci chiamerebbe al letargo, come gli orsi e i gechi, e ritrovarci in primavera frizzanti, pronti allo slancio che ci porterà finalmente ai mesi vivi dell’anno, al cuore della stagione della nostra vita.

Gennaio che stenta e si inceppa, che parte col motore tossicchiante per poi spegnersi dopo pochi chilometri. Trentuno giorni che faticano a carburare.

Gennaio, una stazione deserta avvolta dalla bruma, in attesa di quel treno famoso che siamo sicuri passi una sola volta nella vita? E anche se fosse, speriamo non sia proprio a gennaio, quando col freddo sarebbe troppo difficile agguantare le maniglie scivolose e ghiacciate e le mani secche perderebbero facilmente la presa di quell’unico convoglio, imperdibile e imprendibile.

Gennaio bastardo, primogenito di un anno sconosciuto che chissà se davvero manterrà le promesse che ci siamo fatti.

Gennaio di vuoti da colmare, di pomeriggi gelati da sciogliere al calore di una cioccolata calda o di un buon bicchiere di vino, in compagnia o da soli, ché tutto questo grigiore invita alla solitudine, quella bella e sana del tempo per se stessi, una giornata alle terme, un caffè con un’amica che non vedevi da tempo, una serata al cinema.

Gennaio di tramonti infuocati, e vento di tramontana tesa che secca gli occhi e le mani e spacca le labbra.

Gennaio di alibi, dietro cui nascondere paure e ipocondrie, un trampolino lungo 31 giorni, da percorrere un passo dietro l’altro fino al bordo, dove gli alibi non contano più e non resta nient’altro da fare se non tuffarsi.

Nell’anno che varrà

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